un frammento dal libro “SCRITTO DI NOTTE” di Ettore Sottsass

In quei giorni lenti di due estati, di due autunni e due inverni dopo la fine della guerra, provavo anche a dipingere su carta o su legno con tempere o colori a cera. Provavo come un forsennato finendo sempre mezzo morto perchè tutta l’energia che avevo nel corpo la consumavo a fare arrivare qualcosa di ignoto sulla carta o sul legno.
Così mi aveva insegnato il mio eccezionale amico Spazzapan: Quello che resta quando il fuoco se n’è andato, quello è l’ignoto che ti resta nelle mani.L’ignoto è apparso sulla carta, l’ignoto è apparso sul legno, l’ignoto è apparso e tu sei sparito, esausto. Insegnamento: tutto è ignoto. Stai lontano dalle certezze. Usa l’incertezza come gli altri usano le certezze.Spazzapan mi aveva raccontato un metodo possibile e in quei giorni lo stavo provando con tutta l’intensità intellettuale e di altro tipo che avevo a disposizione.Il metodo era lecito quando era prodotto da un’oscura necessità della storia, di quelle che nel tempo si autodefiniscono e anche si autodistruggono. Come le grandi colline di sabbia del deserto che il vento sconosciuto muove adagio. Molto adagio.

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